I paesaggi della sua terra scorrono fra le parole delle sue canzoni, sono melodie dolci e rock, come quelle montagne grandi, il Gran Sasso che parla con le stelle e conserva il suo mistero.
Ivan Graziani ama dire che il rock è nato in Abruzzo, spiega che il tradizionale saltarello suonato con la chitarra battente, condivide lo stesso ritmo primordiale del blues e del rock americano.
L’artista ha un carattere particolare, a volte è polemico, scontroso, eccentrico, difficile, nasce a Teramo nel 1945 e frequenta ad Ascoli Piceno l’Istituto d’Arte e ad Urbino l’Accademia delle Belle Arti, lui è un abile fumettista e crea un personaggio Mister Unto, che diventa famoso e ha un grande successo anche in Svezia.
Mister Unto è protagonista di strisce satiriche ed erotiche incentrate su stravaganti “miracoli sessuali”.
L’amore per il disegno l’accompagna per tutta la vita ma a un certo punto prende la chitarra in mano ed inizia a suonare, “Cielo chiaro dentro agli occhi, le colline ti hanno fatto crescere” e ancora canta di “vecchie stalle, lupi dei boschi, un fiore triste e azzurro di palude, i pastori e le querce antiche baciate dal vento” i paesaggi abruzzesi vivono nei suoi testi e nella musica.
Ivan Graziani è un figlio della fantasia anche quando, in una sua canzone, una chitarra sfida un’armonica per conquistare una donna che è già stata perduta.
Ha una straordinaria capacità di raccontare storie, tutti i suoi personaggi sono unici, sono tratteggiati a matita e con le note “un accento da abruzzese pulito” oppure “un naso a tubo di stufa”
Gli arpeggi della sua chitarra, gli alti e i bassi che si alternano e ancora il ricordo delle gomme delle biciclette e dei calzoni corti, le sfide con gli amici a petto nudo e con le tasche piene di sassi e di caramelle.
Poi scopre l’amore e arriva Lugano addio, il suo grande successo, dove un ragazzo del sud si innamora di una ragazza del nord, Ivan si affaccia su un altro mondo.
“Marta io ti ricordo così con i capelli fermi come il lago” le frontiere, il contrabbando, i finanzieri, quassù in montagna, e suo padre fermo sulla spiaggia, le reti al sole, i pescherecci e le bestemmie sono il suo dolore.
Dipinge con la matita e la chitarra, ama l’Abruzzo, più di ogni altra cosa al mondo, le barche rovesciate sulla sabbia, la nebbia nei polmoni e una donna portata sul manubrio della bici che oggi non c’è più. Sono schizzi, canzoni che si confondono fra le strade delle città italiane, e in ogni città il ricordo di una nuova avventura Firenze canzone triste, Agnese, Sei così bella, dedicata alla moglie, Anna Bischi Graziani.
Scorrono gli anni Settanta e Ottanta e lui riesce a mescolare rock e malinconia con un effetto sorprendente.
Collabora con molti artisti dell’epoca fra i quali Lucio Battisti, Francesco De Gregori, Premiata Forneria Marconi, Bruno Lauzi.
Scrive un libro “Arcipelago Chieti” in ricordo dell’anno assurdo passato a svolgere il servizio militare in caserma e nell’ospedale militare di Chieti.
Ivan Graziani muore giovane, nel 1997 a Rimini, sulla parete esterna della cappella di famiglia dove è sepolto con una delle sue chitarre, sono presenti dei grandi occhiali rossi in metallo imbullonati.
Il Comune di Teramo gli ha dedicato un parco pubblico, davanti al piazzale del Santuario della Madonna delle Grazie e una statua luminosa di tre metri in Largo San Matteo.
Nel 1998 è nato il Premio Pigro, come il titolo di una sua canzone famosa, dedicato a Ivan Graziani, il suo obiettivo è quello scoprire, valorizzare e sostenere i nuovi talenti musicali.
Nel 1999 è uscito un disco commemorativo di questo grande artista italiano, è intitolato “Per sempre Ivan”, le sue canzoni sono state interpretate da Renato Zero, Antonello Venditti, Biagio Antonacci, Umberto Tozzi e Alex Baroni.


