Nella sala Mattioli al via la mostra di Angela De Lucia, Massimo Greco e Giovanna Mattucci.
Sarà inaugurata lunedì 24 agosto alle 18.30 nella Sala Mattioli la mostra d’arte contemporanea “Interazioni”. Fino al 30 agosto sarà possibile visitare l’esposizione tutti i giorni dallo stesso orario fino a mezzanotte.
«Tre linguaggi volutamente distanti. De Lucia porta una pittura espressionista centrata su un linguaggio espressionista e introspettivo, in cui il colore e il gesto diventano strumenti per raccontare una realtà filtrata attraverso emozioni e sentimenti. Greco, noto per la sua “arte divisiva” e per installazioni che hanno fatto discutere in tutta Italia, costruisce opere che obbligano il pubblico a prendere posizione. Mattucci, la sua ricerca si fonda su una sintesi rigorosa di forma e colore, in cui la complessità dell’animo umano e l’organicità della natura trovano un equilibrio cromatico stratificato, traduce in forma visiva l’introspezione e il conflitto tra ordine e caos» si legge nella presentazione della mostra.
Due opere dedicate al nostro territorio che ritraggono la zona del ponte sul fiume Trigno crollato ad inizio aprile, dramma contemporaneo con la scomparsa di Recanati, realizzate da Giovanna Mattucci sono state selezionate per una prestigiosa mostra nelle Marche. Esposizione che si terrà dall’11 settembre al 4 ottobre a Montegiorgio e Muccia.
L’esposizione marchigiana rientra nel progetto MoonArt Gallery con cui Giovanna Mattucci collabora da diversi anni.


Giovanna Mattucci è un’artista che appartiene al filone dell’astrattismo con una produzione artistica caratterizzata da una sintesi audace di forme e colori, che esplorano la complessità dell’animo umano e della natura circostante, impregnate di un’estetica contemporanea e di una sensibilità moderna, si distinguono per l’audacia concettuale e l’originalità espressiva.
«C’è una crepa in ogni cosa e da lì entra la luce» canta Leonard Coen. E nelle vele della vita possono arrivare crepe, può rompersi qualcosa. Nelle crepe entra la luce. Quella della speranza, del non mollare, dell’esserci per se e per gli altri. Crepe da valorizzare, come ci insegna la tradizione giapponese. E da illuminare.
«Com’è profondo il mare» cantava Lucio Dalla, una profondità immensa, straordinaria. Come l’animo e il cuore di certe persone, profonde. Nelle profondità del mare si racconta che, anche nella più violenta tempesta, resistono intatti una bellezza mozzafiato, che rapisce, che rimane saldo. Nessuna tempesta può distruggerla, nulla di nulla. C’è ed è sempre pronta a splendere.
I colori dell’arte, le luci che accolgono e rapiscono nei quadri in mostra ce lo raccontano e lo testimoniano. Un quadro è una tela e un pennello che può esser complessa come la vita o può far volare leggera come una farfalla che ti afferra e si imprime nell’animo e nella mente. Non se ne avrà il Maestrone di Pavana se parafrasiamo, leggermente modificati, alcuni suoi versi. Può esser tutto questo un quadro, un’opera d’arte, un’espressione artistica che viene dal profondo di una persona. Lo sono sicuramente i quadri di Giovanna Mattucci, insegnante vastese e pittrice.
«Dipingere è catartico, liberatorio, ogni quadro è un mio stato d’animo» ha raccontato Giovanna Mattucci in un’intervista realizzata negli anni scorsi. La liberazione della propria personalità, l’espressione di una riflessione profonda, il pennello che danza come una farfalla ma afferra chi guarda con una forza titanica toccando le corde più intime dell’animo.

