Insulti e odio razziale sul web, Samy El Nakhal passa alle vie legali: depositate le prime querele
Dalla parola alla firma sugli atti. Samy El Nakhal, noto commerciante di origine egiziana da oltre vent’anni radicato nel tessuto sociale ed economico del Centro Abruzzo, ha deciso di rispondere agli insulti e alle accuse che da giorni lo bersagliano sui social network affidandosi al tribunale. Le prime querele per diffamazione sono state depositate, i bolli pagati, e altre sono già pronte a seguire.
Nei giorni scorsi El Nakhal era finito al centro di una campagna d’odio che lo indicava, senza alcun fondamento, come il presunto “responsabile” dell’arrivo di cittadini egiziani a Sulmona e, per estensione, degli ultimi episodi di cronaca che hanno agitato la città. Un capro espiatorio comodo, a cui addossare ogni tensione sociale. Lui ha scelto di non tacere: in una lunga diretta Facebook ha respinto punto per punto le accuse, rivendicando la propria estraneità e denunciando il meccanismo che trasforma un cittadino integrato in bersaglio.
«C’è stata una lite che ha coinvolto persone di diverse nazionalità: e io che c’entro?», ha domandato durante la diretta, contestando la logica per cui ogni fatto negativo che accade in città finisce per essere attribuito a lui. Un ragionamento che, ha sottolineato, non ha nulla a che vedere con la realtà dei fatti e tutto a che vedere con il pregiudizio.
Nel corso della diretta l’imprenditore ha mostrato i primi atti già protocollati, spiegando di essere pronto a procedere in modo sistematico contro ogni commento lesivo della propria reputazione. «Oggi sono andato a presentare due denunce e ho pagato i bolli in tribunale», ha raccontato mostrando i documenti. «Ne ho pronte circa una decina e ne sto preparando altre».
Un messaggio netto, rivolto a chi si è nascosto dietro una tastiera pensando di poter offendere impunemente: chi ha diffamato dovrà rispondere dei danni causati. Le condotte contestate configurano l’ipotesi di diffamazione aggravata, resa più grave dalla matrice discriminatoria e xenofoba di molti dei commenti finiti nel mirino.
A rappresentare Samy El Nakhal in questa battaglia legale sarà la moglie, l’avvocato Cinzia Simonetti, del Foro di Sulmona. Una scelta che va oltre il mandato professionale: con lui l’avvocato Simonetti condivide da anni ideali, valori e battaglie civili, a partire dall’impegno per l’integrazione, il rispetto della dignità della persona e il contrasto a ogni forma di discriminazione. Al fianco del marito nella vita come nel lavoro, sarà lei a curare il deposito delle querele e a seguire i procedimenti fino alla loro conclusione.
Dietro la vicenda giudiziaria c’è la storia di un percorso di riscatto. Arrivato dall’Egitto nel 2001 in quella che considera a tutti gli effetti la sua città, El Nakhal ha ricordato i sacrifici degli inizi: «Quando sono venuto in Italia non avevo nulla». Da lì, il lavoro, l’attività commerciale e un impegno sociale culminato nella nascita dell’associazione culturale El Nour — “la luce”, in arabo — pensata come punto di riferimento e luogo d’incontro per gli stranieri del territorio, all’insegna della conoscenza reciproca e della convivenza.
La diretta si è chiusa con un ringraziamento ai tanti cittadini, amici e clienti che in queste ore gli stanno manifestando solidarietà e vicinanza: la conferma che Sulmona, nella sua parte più autentica, non si riconosce negli insulti e nell’odio che corrono in Rete.
