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La crisi ambientale del Morrone procede senza soste.
Le energie profuse dalle istituzioni abruzzesi sono cresciute man mano negli ultimi giorni quasi, all’inizio, l’evento fosse stato snobbato e sottovalutato, Marsilio in testa.
Non dimentichiamo che, per ottenere l’utilizzo a pieno regime dei mezzi aeromobili antincendio, ci sono voluti parecchi giorni.
Attualmente l’impiego di mezzi e uomini è importante e, nonostante ciò, le fiamme stentano a farsi domare.
Ora è il momento della solidarietà e del supporto alle forze impiegate in campo.
Questi sono i giorni in cui l’emergenza ha la precedenza su qualunque altro aspetto.
L’unica risposta adeguata delle istituzioni del territorio, e della classe politica che le rappresenta, è la solidarietà. È il supporto alle centinaia di operatori che in questo momento si stanno impegnando per cercare di spegnere l’incendio che sta devastando il Morrone.
C’è bisogno di pasti, che molti comuni del comprensorio stanno mettendo a disposizione, ma anche di logistica, di vani che fungano da acquartieramento, di mezzi, di strumenti di comunicazione.
Qualcuno si è messo in mostra, vuol fare il primo, anzi, la prima della classe.
Il bene si fa ma non si dice.
Un’altra cosa che non si fa è la speculazione politica di chi si mette al collo i soliti cartelli lanciando accuse a destra e manca e non perdendo, neanche in questi momenti, l’occasione di recitare il ruolo del contestatore a prescindere, cosa che peraltro ormai fa da una vita.
La priorietà è sostenere chi sta lavorando sul campo e garantire il massimo aiuto per il coordinamento delle operazioni.
Il Morrone è di tutta la nostra comunità, non soltanto per i confini dei territori nei quali si divide, ma per la sua storia profonda che lo lega a tutte le popolazioni che vivono da secoli nella valle peligna.
È per questi motivi che non esiste una hit parade della solidarietà e fughe in avanti da primi della classe non sono né opportune né eleganti specie se finalizzate a mera propaganda personale prima che politica.
Non interessa quanti pasti dà, chi li dà, quanto costano e chi li paga.
Interessa la mobilitazione, in un silenzio garbato e composto, della intera comunità.
Perché così si fa.

Massimo Carugno

Massimo Carugno

Direttore Responsabile. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Ha scritto quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale e della Giustizie.net