Più che un scambio di vettura potrebbe essere una vera e propria spedizione punitiva. Sul rogo di via L’Aquila i primi sospetti cadono su un 42enne di Sulmona che è finito nel mirino della giustizia con l’avviso di garanzia notificato dalla procura della Repubblica di Sulmona per l’ipotesi di reato di incendio doloso. La vicenda è quella avvenuta lo scorso due giugno quando in via L’Aquila era andata a fuoco una Fiat Panda di proprietà di una coppia di albanesi. Se inizialmente si pensava a un errore, come ipotizzato dai proprietari del mezzo, le indagini coordinate dalla procura e affidate ai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Sulmona prenderebbero in considerazione tutt’altra ipotesi. La coppia presa di mira fino a qualche anno fa viveva in piazza Tacito dove abita il 42enne che era stato arrestato nel 2024 al termine di un blitz della guardia di finanza di Sulmona poiché trovato in possesso di una trentina di piante di cannabis e di un mega laboratorio di coltivazione della sostanza. L’uomo da allora avrebbe maturato la convinzione che a dare la soffiata alle forze dell’ordine sarebbero stati alcuni albanesi. Lo scorso settembre in piazza Tacito era andata a fuoco una vettura appartenente a un albanese mentre la scorso giugno l’incendio ha interessato la Panda di proprietà di un’altra coppia della stessa nazionalità che condivideva la palazzina con il giovane. Un’azione tardiva ma secondo la procura più che uno scambio di macchina potrebbe trattarsi di un’esecuzione mirata. Erano le 00.53 del due giugno quando nel quartiere era tornato l’incubo degli incendi. Attimi di apprensione per i residenti della zona che, svegliati dall’esplosione e dal bagliore dell’incendio, avevano immediatamente lanciato l’allarme, evitando conseguenze che avrebbero potuto essere ben più gravi. La vettura, appartenente a una coppia di cittadini albanesi residenti in città, di 62 e 70 anni, era andata quasi completamente distrutta. Sul posto erano intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Sulmona che avevano lavorato per domare il rogo e mettere in sicurezza l’area, impedendo che le fiamme si propagassero agli altri veicoli parcheggiati nelle vicinanze e alle attività commerciali presenti lungo la strada. La vettura, dopo essere stata incendiata, si era sfrenata ed era finita contro il garage dei proprietari. Il rischio di una reazione a catena e di conseguenze drammatiche per l’intero stabile era stato evitato solo grazie al tempestivo intervento dei pompieri. I proprietari, ancora sotto choc, avevano riferito agli investigatori di essere rientrati a casa poco prima delle 20 e di essere stati svegliati nel corso della notte dai vicini. «Ci hanno avvisato che la macchina stava bruciando. È quasi impossibile che sia partita da sola», avevano spiegato, alimentando i sospetti degli inquirenti. Il 42enne al momento è l’unico indagato e si sta verificando l’eventuale sussistenza di un nesso con il rogo di via Cornacchiola del 22 maggio scorso quando andarono in fumo il furgone e una vettura appartenenti a una coppia di imprenditori del verde. Il 42enne era stato ripreso dalle telecamere da un esercizio commerciale di via Cornacchiola anche se non sembra esserci un apparente collegamento con le vittime. L’uomo potrebbe essere l’esecutore di un incendio e l’ideatore ed esecutore di un altro. Ma le indagini vanno avanti per chiarire ogni aspetto.
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Doràn
Doràn il quinto moschettiere misterioso della saga di Dumas.
