Un’ora e trentacinque minuti circa.
Quanto un’arringa per un processo complesso.
Ne ha fatte tante, tutte molto professionali, compiute, spesso vincenti.
E già perché se fosse stato un processo, quello svoltosi il 29 maggio alla Comuniteca, la sua parte l’avrebbe fatta alla perfezione.
Avvocato di sé stesso che nel processo penale non si può ma in politica sì.
In effetti non ce n’erano grosse di accuse, piuttosto dei rilievi o delle obiezioni, formulate senza sconti ma con un innegabile guanto di velluto.
E così si è parlato della compattezza della maggioranza, delle polemiche con e sugli assessori, del Tribunale, dei lavori pubblici, del Cogesa, del lavoro e delle crisi occupazionali.
Insomma di ordinaria amministrazione.
Se fossimo in una officina automobilistica si è parlato di tagliandi, quelli che vanno fatti periodicamente per tenere in efficienza la macchina.
E diciamo che alcuni non è che siano stati fatti proprio bene.
Ma il punto non è questo.
Non è proprio questo che una città come Sulmona sta aspettando dal Sindaco.
Ma non solo da lui, anche dalla amministrazione e dalla maggioranza politica che la sostiene.
E già perché venerdì pomeriggio c’è stato un convitato di pietra, un grande assente.
Lo sviluppo. Quel filone di argomenti e di proposte, che permettono a una città di crescere e progredire seguendo le orme della sua vocazione.
Ecco, tutto questo è mancato, a meno che non si voglia considerare volano di sviluppo un nuovo stadio che comunque era rimasto, nella allocuzione del Sindaco, nel novero delle buone intenzioni.
In un’epoca in cui il destino di questa città è affidato al turismo, e ne ha ben donde viste le bellezze che racchiude e quelle che la circondano e visto il crescente afflusso di stranieri che addirittura investono nella nostra città, si sarebbe dovuto parlare di dinamiche appropriate a favorire una crescita in tal senso.
In un anno e un giorno dall’avvio di questa amministrazione però di queste cose non s’è detto nulla.
Non solo dalla guida amministrativa della città, ma anche dalla pattuglia politica che la sostiene che con tanti squilli di tromba aveva annunciato, appena un anno fa, il suo trionfo elettorale.
La filiera, la filiera, si è ripetuto sino allo sfinimento. Meloni, Marsilio, Caruso, Tirabassi. Per non parlare poi della rappresentanza in consiglio regionale.
Roba che se si fosse realizzata nella prima repubblica Sulmona diventava la metropoli d’Abruzzo.
Invece questa filiera non si attiva, stenta a decollare, gorgheggia, a volte quasi soffoca.
Non si è parlato, e non si parla, della nostra cultura, anche quella più antica che giace tra le braccia di Ovidio e men che meno di iniziative destinate a riprenderne la storia; non si parla dei monumenti e di quali strumenti siano più idonei a declinarne le bellezze; non si parla dei rapporti con gli altri comuni che pure racchiudono, ognuno di loro, un patrimonio culturale fatto di tradizioni, riti, misteri di notevole interesse; non si parla del parco che oggi non viene sfruttato per niente e resta solo un tratto di matita tracciato su una carta geografica; non si parla dei prodotti tipici della nostra tradizione e della nostra terra che pure stanno conquistando un loro prestigio al di fuori delle nostre mura; non si parla di infrastrutture destinate a favorire flussi turistici; non si parla di capacità ricettive nonostante è noto il sold out nel settore alberghiero che ormai si verifica in diversi periodi dell’anno.
Non c’è una idea di pianificazione urbanistica specie del centro storico.
Ci sono scuole che sono ormai vuoti castelli infestati di fantasmi e che potrebbero invece ospitare, dopo il ritorno del liceo classico a Piazza XX, altre scuole superiori per aiutare a ripopolare il centro.
Non c’è spinta e sviluppo per l’edilizia, non c’è uno straccio di idea di cosa fare del Nucleo Industriale anch’esso ormai lugubre territorio di capannoni dismessi con le finestre vuote, occhi spenti di tanti elefanti adagiati nel loro cimitero.
Potremmo continuare all’infinito, ma non sta a noi a dire queste cose o a dettare agende.
Un giornale critica, stimola ma non si sostituisce alla politica.
Ma certo non ci si può esimere dall’osservare che, oltre a un piccolo elenco di giuste emergenze, quello da fare per una città non è stato detto.
Non si è detto che Sulmona non merita solo un tagliando ma una specializzata revisione e rigenerazione del suo motore.
Non solo non è stato detto ma sembra che non sia neanche nei pensieri di chi ci amministra, dal sindaco all’ultimo dei consiglieri comunali, opposizione compresa che dovrebbe fare da pungolo e controproposta.
Eppure tra quelli che sostengono questa maggioranza c’è chi, nel 2021, di idee ne aveva tirate fuori a bizzeffe, una più seducente dell’altra.
Dove sono finite adesso?
La vicinanza con la amministrazione è nota, sarebbe ora di ripescarle, di proporle a chi amministra, e di aiutare a realizzarle.
Perché le forze politiche, e i loro leader, questo fanno e questo devono fare.
Il resto non serve molto.
