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“Parigi brucia?”, urlava Hitler al telefono con il comandante delle forze di occupazione tedesche pronte ad evacuare la capitale francese dopo lo sbarco in Normandia. (Ne fu fatto un film nel 1966).

Non siamo nell’agosto del 1944, (il giorno 25 per l’esattezza), non siamo in Francia, e soprattutto non abbiamo un generale tedesco, (Dietrich von Choltit) al quale Hitler aveva dato ordine di incendiare e radere al suolo Parigi prima di evacuarla per la ritirata.

Però abbiamo le fiamme che ancora non si spengono sulla nostra montagna sacra, che custodisce storie e misteri che vi si annidano sin dal basso medioevo.

Eppure, nei giorni scorsi, avevamo sentito diverse volte proclami trionfalistici dei vertici della protezione civile, Marsilio e Scelli in testa, che annunciavano la vittoria sull’odiato nemico “il fuoco”.

Macché!

Ieri sera il vento caldo, anzi torrido, della giornata ha riacceso le fiamme che, altissime, sono state viste da tutta la vallata.

Se non fosse per la drammaticità dell’evento avremmo parlato di uno spettacolo notturno dalle meraviglie senza precedenti.

Una drammaticità però che rende grotteschi i trionfalismi dei giorni scorsi con tutte le loro sfaccettature.

Davvero grotteschi compresi gli encomi pubblici a qualche esponente politico, nonché consigliera regionale di Fratelli d’Italia, che sono stati copiosamente profusi dal direttore della Protezione Civile perché meritevole di aver fornito i pasti alle forze impegnate sul fronte dell’incendio.

Dare pasti a chi lavora per la comunità e per spegnere le fiamme è cosa altamente meritoria, intendiamoci.

Lo è meno indorarsene e autoincensarsi: ‘stè cose si fanno e basta, in assoluto silenzio.

Ma poi ci sono cose non chiare.

E no perché se, ripetiamo se, le lodi sono riferite alla storica attività di “gestione mense”, ascrivibile alla Rossi e ai suoi stretti familiari, è da tempo che con tale attività non c’entra niente.

Infatti la “Cooperativa di servizi, lavoro e produzione Coselp” costituita il 25.4.85, di cui è Presidente il marito della Rossi Maurizio Ferrini, ha ceduto in affitto di azienda, con atto notarile del  27.12.2022 (poi rinnovato con successivo atto del 29.01.2025), la intera attività imprenditoriale alla Coselp srl.

Questa società ha lo stesso nome ma diversa proprietà.

I soci proprietari sono due, Giuseppe Falcone e Gabriele Tucceri, ed è amministrata dal commercialista Beniamino Di Ienno.

La famiglia Ferrini – Rossi non vi figura per niente.

E allora, se davvero tutte elegie trionfali per la fornitura di pasti si riferivano a quella attività, i casi son due: o la Rossi non c’entra davvero niente, e quindi sono ingiustificate le ovazioni, o c’entra ancora e allora tutta la operazione di cessione di azienda sembra fittizia.

E a questo punto ci sarebbe da chiedersi il perché, ma è una cosa che non ci riguarda.

Ma, a proposito della consigliera regionale, ci sono altre polemiche che divampano sul tema del Morrone in fiamme.

Sarebbe carino capire perché il Consorzio di Bonifica si sarebbe scagliato contro il Sindaco di Pratola per la vicenda delle cisterne.

Un ente che entra in polemica diretta con una esponente politica, come se fosse una avversaria, non s’era mai visto.

Nella prima repubblica ste cose finivano a “ciampate” nel sedere.

Meno misterioso è l’attacco della formazione Radici Prospettive, una componente civica formatasi recentemente in Pratola Peligna di origini politiche di sinistra.

Però, ogni volta che posta attacchi alla Di Nino, riceve i like e i convinti commenti positivi degli strettissimi familiari di Maria Assunta Rossi.

A questo punto ammettiamo di esserci persi.

Politici civici di origini di sinistra che attaccano un sindaco di destra e ricevono gli osanna da persone dell’entourage di una consigliera regionale anch’essa di destra?

Che roba è?

Altro che Max Pezzali, nella città peligna qualcuno la bussola della politica, e la differenza tra destra e sinistra, l’ha proprio persa.

O l’ha voluta perdere.

Nel frattempo il Morrone ha ripreso a bruciare, il rombo degli aerei riempie il placido silenzio della Valle Peligna, i cittadini di Roccacasale rischiano la evacuazione, e i danni diventano incalcolabili.

Il meteo non promette nulla di buono. Ancora 39 gradi.

Nonostante ciò aspettiamo i prossimi trionfi.

Anzi sarebbe il caso di costruire, alla rotatoria di Roccacasale, un arco in pura pietra delle nostre montagne come quello di Tito.

Tanto ci passeranno sotto tutti tranne quelli che effettivamente lo meritano e cioè i volontari, gli operatori ambientali e i soldati che sono lassù a squagliarsi di caldo e a rischiare la vita per domare le fiamme mentre a valle ci si gigioneggia a bordo di antiche quadrighe da parata.

“Cazzo c’entra l’antica Roma?”, ci chiederete.

Niente era solo per rifare il verso a Vannacci.

“Ma il Morrone brucia?”, direbbe Adolf.

Massimo Carugno

Massimo Carugno

Direttore Responsabile. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Ha scritto quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale e della Giustizie.net