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Il calcio italiano riparta dai giovani

Il calcio italiano ha un problema: non vince più. O meglio, nemmeno si qualifica più.

Questo vuol dire non avere nemmeno la possibilità di competere con le gli altri e capire le potenzialità, la forza, la costanza, i talenti… insomma, nulla.

Quattro anni consecutivi senza partecipare a una competizione mondiale sono tanti…c’è di mezzo una generazione (forse due) di calciatori, allenatori, presidenti, dirigenti.

Eppure nulla è cambiato, il risultato è lo stesso: noi italiani dobbiamo trovarci un’alternativa di squadra da tifare per dare senso a questo Mondiale 2026.

Al di là della bellezza di veder giocare altre nazioni e altri campioni, la mancanza di quell’azzurro che spicca sul campo si sente, tanto. Da troppo tempo!

Ce li ricordiamo ancora i grandi campioni: Maldini, Baresi, Rivera, Mazzola, Rossi, Riva, Baggio, Totti, Del Piero…

Uomini e calciatori che hanno fatto grande le loro squadre di appartenenza e portato il nome del nostro paese in alto, in vetta al calcio mondiale.

Ci sarà invece una generazione che non avrà ricordi e immagini della maglia azzurra che alza la Coppa…

E Anche a livello di campionato ed europeo, le big arrancano da tempo (eccezion fatta per l’Inter che vive anni di grande vitalità e forza di squadra); se pensiamo, ad esempio, all’ultima edizione della Champions League solo l’Atalanta ci ha fatto sognare e sperare.

Poi arriva la bella stagione e…

La Nazionale ad interim di Silvio Baldini che porta e fa scendere in campo la sua Under 21 (con capitan Donnarumma tra i pali che ha chiesto di essere convocato) vince entrambe le amichevoli disputate contro Lussemburgo e Grecia mostrando un calcio vivace e vivo.

Ieri sera l’Under 17 vince ai rigori contro il Belgio e conquista il titolo di Campioni d’Europa (bissando il successo del 2024).

Quindi: il calcio italiano è in crisi ma i ragazzi vincono…

Qualcosa non torna…

Viene da ipotizzare: il reale problema sono i tanti, troppi stranieri nelle squadre? I tanti, troppi soldi che si spendono per acquistare stranieri, in età “avanzata”?

Entrambe forse.

Così come, forse, sarebbe il caso che tutte le società di calcio italiano tornino a guardare con un po’ più di attenzione i loro vivai, a coltivare e attenzionare un po’ di più le scuole calcio, i settori giovani e i campionati dilettantistici con l’intento di formare futuri campioni, allevare e crescere futuri talenti per il calcio “che conta”, quello dove ogni bambino sogna di arrivare quando inizia a calciare un pallone.

I vivai, i giovani, il futuro del calcio italiano. Parte tutto dal basso: dalle scuole calcio, dalle società sportive professionistiche che devono tornare a guardare lì, nelle ASD italiane.

Come il Monza ad esempio: ragazzi considerati più pronti fra quelli che compongono le squadre Under 16 e 17 del Monza, più giovani quindi dei loro colleghi della Primavera, hanno lavorato con l’allenatore della Prima Squadra Paolo Bianco e con il suo staff.

Oppure l’Atalanta, da sempre attenta ai suoi giovani e guarda caso, l’unica che ci fa ancora sognare in Europa; l’ultimo rapporto dell’osservatorio CIES inserisce la squadra di Bergamo al 17° posto nella classifica delle società Top Training, con 39 calciatori che hanno esordito in una delle cinque leghe top (19 di questi l’hanno fatto anche con la prima squadra).

Qualche nome? Raspadori, Scamacca, Palestra, Vavassori.

Dietro c’è l’Inter, al 21esimo posto con 36 calciatori. La Juventus è 23esima (35) e la Roma è 25esima (con 33).

I numeri ci sono eppure non siamo come la Spagna dove bastano due nomi: Messi e Yamal.

Campioni frutto dei di una delle cantere più grandi al mondo che ha saputo dare valore e seguire sin dall’inizio due bambini che oggi rappresentano, Yamal su tutti, il futuro di una intera nazione sportiva e non solo del Barcellona.

Dovremmo anche noi tornare ad alimentare il calcio nostrano, fare più attenzione anche agli educatori/formatori delle scuole calcio e, come ha detto Umberto Calcagno, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori nel corso del panel “Il Calcio di oggi, il Calcio di domani” nel contesto del Festival della Serie A a Parma:

Investire sui vivai nazionali significa investire sul futuro del calcio italiano, ma anche costruire un sistema più sostenibile, capace di distribuire meglio le risorse verso il basso e valorizzare il ruolo fondamentale e le mission della Serie B e della Lega Pro nella formazione e nella crescita dei nostri talenti. Dobbiamo lavorare tutti insieme per rilanciare il mercato interno, con particolare attenzione ai calciatori selezionabili, creando un percorso più efficace tra settore giovanile e calcio professionistico. Il talento esiste: i risultati delle nostre Nazionali giovanili lo dimostrano.

Siamo stati e siamo ricordati nel mondo come una grande fucina di campioni di talenti sbocciati in fenomeni e simbolo per i più giovani; oggi dobbiamo tornare ad avere più fiducia in loro, avere la pazienza di aspettare la loro crescita, di accompagnare l’evoluzione del loro talento.

È tempo di dare meno valore al denaro e più merito alle persone. Il calcio italiano è vivo, bastare avere lo sguardo oltre.

 

Francesca Di GIuseppe

Francesca Di GIuseppe

Francesca Di Giuseppe nata a Pescara, giornalista con la passione per sport. Per cinque anni direttrice del free press PescaraPescara e titolare del blog postcalcium.it Autrice del saggio “L’evoluzione del gioco e il calcio femminile” (Lupi Editore); co-autrice del libro “Amati o amàti questione di accento” (Masciulli Edizioni). A ottobre del 2024 è uscito il primo romanzo sportivo “Ragione vs Sentimento la partita” (Poderosa Edizioni), curatrice dell’antologia “Abruzzo d’Autore”, autrice con Massimo Carugno del romanzo “I Leoni siamo noi" (onlus Antonio Padovani Edizioni), coordinatrice editoriale del libro “Quella notte, il mio Heysel” (Poderosa Edizioni) Speaker radiofonica su radiostart.it nel format “SportivamentEtica” condotta insieme ad Angelo Nicolò presidente Gladius Pescara Centro Tecnico AC Milan.