Che non sono evidentemente i panchinari di una squadra di calcio, ma forse gli assomigliano.
È dai tempi dell’Iliade che quando la guerra butta al brutto si chiamano i riservisti.
Cosa altro è altrimenti quello descritto nel IV e V canto quando Agamennone fa il giro delle truppe, acquartierate sulla bianca spiaggia di Ilio, incitando, un po’ qua e un po’ là, alla foga e all’impegno che i Troiani gliene stanno dando di santa ragione, mentre Achille fa l’offeso e se ne sta seduto in tribuna perché il re dei re gli ha soffiato sotto il naso Briseide.
E cosa altro erano quelli invocati da Custer nella mitica battaglia contro Toro Seduto e Cavallo Pazzo, o quelli richiamati da Churchill alla vigilia dello sbarco in Normandia.
E a quanto pare anche in politica a volte si invoca il ritorno dei riservisti.
Che poi alla fine sono quei soldati non effettivi, magari un po’ agé, con una solida esperienza militare, che nel
momento di difficoltà eccome se non danno una mano.
Ed è con questo spirito che Bruno Di Masci, immarcescibile ultra-ottantenne della politica nostrana, consigliere comunale per una vita, due volte Sindaco, Presidente della Provincia, Consigliere Regionale, chiama a raccolta i riservisti della politica locale invitandoli a togliere le pantofole e a ributtarsi nella mischia.
Nomi altisonanti, o solo sonanti, chiamati a raccolta, nel solito santuario dell’Ovidius, alla presenza del gran maestro del centro-sinistra abruzzese, in special modo di quello che qui a Sulmona fa riferimento a Bruno.
E già proprio lui Luciano D’Alfonso.
Per la verità ‘sta roba non nasce sotto fausti auspici.
È ancora vivo il ricordo delle immagini in cui Luciano D’Alfonso venne maltrattato, nell’aula consiliare di Sulmona, quando il tema scottante era la soppressione del punto nascita, mentre Bruno, nelle sue ultime esperienze elettorali le ha prese di santa ragione sia quando si candidò a Sindaco contro Annamaria Casini sia nelle scorse elezioni con la sua lista a sostengo di Catia Puglielli.
In verità cercano di colmare un vuoto ed è quello politico lasciato dall’attuale centro sinistra sulmonese che, nell’arco degli ultimi anni, ha letteralmente eroso quel vantaggio che aveva conquistato il giorno che fu eletto Di Piero.
Franco La Civita, Peppino Ranalli, gente da prima repubblica quella che si raccoglie oggi.
E chissà chi altro ancora.
Effettivamente la classe politica che si fondò in quegli anni stravince il confronto con quella della seconda repubblica.
Di una mediocrità angosciante, da destra a sinistra.
Invero la adunata “riservista” di Bruno ha molto il mesto sapore dell’amarcord di un’adunata di reduci.
Una battaglione vestito di nostalgia che però merita rispetto.
(immagini generate con AI)


