Nessun aiuto dalla pioggia caduta nella tarda serata di ieri. La macchina operativa per spegnere il vasto incendio sul Morrone, il terzo che divampa negli ultimi dieci anni, si è rimessa in moto dalla sei di questa mattina. A disposizione ci sono due Canadair e un elicottero della flotta della protezione civile regionale più settanta uomini suddivisi in squadre da terra che stanno agendo sul sottobosco. È atteso a breve l’arrivo del super apripista del nono reggimento alpini dell’esercito già in scena nel 2017 e in grado di spianare la strada anche ai sentieri più impervi. Grande assente il terzo canadair che è rientrato alla base per avaria. A nulla è servito l’appello lanciato ieri dal presidente Marco Marsilio che aveva chiesto aiuto al Genio Militare di Roma. “Con la situazione in atto sulla nostra Regione anche un solo mezzo in mano complica la situazione”- sottolinea il direttore dell’agenzia regionale di protezione civile Maurizio Scelli che sta coordinando le operazioni e ha ottenuto il potente mezzo dell’esercito. La speranza è che la pioggia torni a battere sulla vallata in modo più insistente.

Per il presidente Marsilio dietro l’ultimo incendio sul Morrone c’è la mano dell’uomo. La procura della Repubblica ha ancora dubbi sull’origine delle ultime fiamme. Il fascicolo è stato aperto contro ignoti ma l’evidenza del dolo non è stata riscontrata dai primi accertamenti e sopralluoghi effettuati dai carabinieri forestali. Una situazione completa diversa a quella che si era presentata nel luglio 2023 con il “Morrone bis”. Solo in queste ore emergono le intercettazioni che la procura aveva disposto. Quattro le persone finite sul registro degli indagati per incendio doloso. Fascicolo ancora pendente. Si tratta di un uomo residente nella zona pedemontana del Morrone e di tre imprenditori di Taranta Peligna. La lente della magistratura si era focalizzata su queste quattro posizioni per una possibile guerra per l’ottenimento degli indennizzi e il mercato del tartufo. Indagini e intercettazioni che non hanno portato a provvedimenti cautelari. Secondo il Parco Nazionale della Maiella tre anni fa erano stati 500 gli ettari di bosco distrutti dalle fiamme. Il rogo, che si era esteso su un’area di ottomila metri quadrati, aveva raggiunto il rifugio del Colle delle Vacche che era stato toccato dalle fiamme, ma era rimasto intatto. Oggi un quadro diverso con un film in replica ma una natura incendiaria ancora da accertare. Intanto la pioggia è arrivata nella tarda serata e per il momento ha dato solo una lieve mano

Doràn

Doràn

Doràn il quinto moschettiere misterioso della saga di Dumas.