Pescara celebra il Vate con il Festival Dannunziano, in programma dal 26 agosto fino al 6 settembre. Tra letteratura, spettacoli, lettere inedite, musica, intelligenza artificiale e curiosità, l’occasione per riscoprire l’uomo dietro il mito. Quasi novant’anni dopo la sua morte, Gabriele d’Annunzio riesce ancora in qualcosa che probabilmente gli sarebbe piaciuto moltissimo: far parlare di sé. Accade in questi giorni proprio a Pescara, la città nella quale nacque il 12 marzo 1863 e che dal 26 agosto al 6 settembre ospita il Festival Dannunziano 2026, una lunga rassegna costruita intorno al tema “La passione in tutto”. Un programma articolato che attraversa letteratura, musica, teatro, arte, storia, tecnologia, enogastronomia e didattica, trasformando la città in un percorso diffuso dedicato al suo cittadino più celebre. Gli appuntamenti interessano l’Aurum, la Casa Natale del Vate, Pescara Vecchia, la Pineta Dannunziana, il Polo Aternino, Piazza della Rinascita, il Porto Turistico e altri luoghi della città. Incontri, presentazioni di libri, mostre, visite guidate, laboratori, spettacoli e concerti accompagnano le giornate del Festival, con un calendario dettagliato che prosegue fino al 6 settembre e che affianca alla memoria storica anche linguaggi decisamente contemporanei.
All’Aurum, ad esempio, è possibile “parlare con il Vate” attraverso un ologramma, mentre nella Casa Natale un’esperienza tridimensionale conduce virtualmente negli spazi del Vittoriale. C’è poi “ImmaginIAmo d’Annunzio”, contest creativo dedicato ai giovani che utilizza l’intelligenza artificiale per reinterpretare la figura del poeta. Un accostamento tra passato e futuro che, nel caso di d’Annunzio, appare tutt’altro che azzardato. Perché se c’è un uomo che comprese con larghissimo anticipo il potere della comunicazione, dell’immagine e della rappresentazione di sé, quello fu proprio Gabriele d’Annunzio.
Nato a Pescara. Ma la realtà era troppo semplice Persino la sua nascita poteva diventare racconto. D’Annunzio nacque all’alba del 12 marzo 1863 nella casa di famiglia in corso Manthonè, nel cuore della vecchia Pescara. Eppure, rivolgendosi al pubblico francese, amava alimentare una versione decisamente più suggestiva: quella di essere venuto al mondo a bordo di un brigantino in alto mare. Una nascita comune, evidentemente, non era abbastanza per l’uomo che avrebbe fatto dell’eccezionalità una cifra della propria esistenza. La casa pescarese rimase comunque profondamente legata alla sua memoria. Mare, pineta, fiume e paesaggio abruzzese continuarono a riaffiorare nelle sue opere e nei ricordi anche quando la vita lo portò lontano dall’Abruzzo.
Tra i ricordi dell’infanzia pescarese ce n’è uno particolarmente curioso. D’Annunzio raccontò che, a nove anni, fuggì di casa per raggiungere l’approdo delle paranze alla foce della Pescara. Voleva incontrare un giovane mozzo ortonese che era solito portargli dei frutti di mare. Tentando di aprirne uno con un coltello si ferì a una mano. Ma il piccolo Gabriele, almeno secondo il racconto che avrebbe consegnato molti anni dopo alla letteratura, non tornò a casa a chiedere aiuto: strappò un pezzo della propria camicia, fasciò la ferita e continuò la sua avventura verso Rampigna. Quanto ci fosse di cronaca e quanto di autorappresentazione è difficile stabilirlo. Ma l’episodio racconta già qualcosa del personaggio che sarebbe diventato: insofferente all’ordinario e sempre pronto a trasformare un avvenimento in narrazione.
Nel 1874 il padre lo mandò al prestigioso collegio Cicognini di Prato. Gabriele aveva appena undici anni. Tra gli obiettivi c’era anche quello di correggere l’inflessione abruzzese del ragazzo e perfezionare la sua lingua. Il futuro Vate, sorprendentemente per chi lo immagina soltanto come uno spirito ribelle, fu uno studente brillante: otteneva ottimi risultati, praticava ginnastica e scherma e arrivò a ricoprire ruoli di responsabilità all’interno del collegio. A sedici anni aveva già pubblicato la sua prima raccolta poetica, “Primo vere”. Era soltanto l’inizio.
Scrittore, poeta, giornalista, soldato, aviatore, politico, seduttore, esteta. Quale fu davvero Gabriele d’Annunzio? Probabilmente tutte queste cose insieme. Ma osservandolo con gli occhi di oggi colpisce soprattutto la straordinaria capacità di rendersi riconoscibile. D’Annunzio aveva compreso che la fama non dipendeva soltanto da ciò che si scriveva: anche il modo di vivere poteva diventare comunicazione. Gli abiti, le automobili, le case, gli oggetti, le imprese, gli amori, le frasi e persino le provocazioni contribuivano a costruire un’immagine pubblica potentissima. Non stupisce, allora, che proprio il Festival gli dedichi in questi giorni appuntamenti che interrogano la sua modernità e la sua capacità comunicativa.
Il 1° settembre all’Aurum la lezione-reading “d’Annunzio moderno? Forse che sì forse che no” affronta proprio il rapporto tra il poeta e la modernità, mentre la serata porta in Piazza della Rinascita lo spettacolo “d’Annunzio e la canzone d’autore”, con Raoul Bova e la Medit Orchestra. Amori, lusso e debiti. E poi ci furono le donne. La vita sentimentale di d’Annunzio fu intensa, complicata e spesso tumultuosa. Dal matrimonio con Maria Hardouin di Gallese alle numerose relazioni, fino al celebre legame con Eleonora Duse, amore e seduzione accompagnarono costantemente la sua esistenza. Alla ricerca della bellezza corrispondeva però anche una costosissima passione per il lusso. D’Annunzio amava circondarsi di oggetti raffinati, vestiti, opere d’arte e ambienti studiati fin nei dettagli. Spendeva moltissimo e i debiti furono una presenza ricorrente nella sua vita. Nel 1910 lasciò l’Italia e si trasferì in Francia anche sotto la pressione dei creditori. Il poeta che celebrava il superfluo ne era, in qualche modo, anche prigioniero.
Sarebbe però riduttivo ricordarlo soltanto come l’esteta circondato da belle donne e oggetti preziosi. La Prima guerra mondiale trasformò profondamente la sua figura pubblica. Non più soltanto uomo di lettere, d’Annunzio volle essere uomo d’azione. Partecipò a imprese militari destinate a entrare nella storia, dal volo su Vienna alla beffa di Buccari. Dopo la guerra guidò l’impresa di Fiume, uno degli episodi più discussi e controversi della sua biografia. Ed è proprio il rapporto tra d’Annunzio e la politica a continuare a suscitare interesse. Il 2 settembre il Festival propone all’Aurum l’incontro “D’Annunzio e il suo ‘rinnegamento’ del fascismo” con Antonio Sorella. Nella stessa giornata sarà presentato “Il Carteggio Rizzo”, composto da 80 lettere inedite di d’Annunzio indirizzate al questore e al prefetto. Il 3 settembre, invece, il programma torna sulla dimensione più intima e culturale del personaggio con la presentazione del volume “Il santo e il poeta. Mito e rito di Francesco in Gabriele d’Annunzio”, seguita dall’anteprima del trailer di “L’Immaginifico. Gabriele d’Annunzio”. Il 5 settembre sarà la volta di Giordano Bruno Guerri con la presentazione di “Gabriele d’Annunzio. Dolci le mie parole”, mentre la giornata sarà arricchita dalla Notte dei Musei, dalle visite guidate e dal concerto dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese con Simona Molinari. La chiusura, il 6 settembre, unirà ancora una volta cultura, sport e spettacolo: dalla Regata dei Gonfaloni agli incontri dedicati alla comunicazione dannunziana, fino alla premiazione del concorso “Giovani dannunzIAni”. In serata, al Porto Turistico, il concerto di Gianni Morandi con “C’era un ragazzo”. È solo una parte di un programma molto più articolato, consultabile integralmente attraverso i canali ufficiali della manifestazione, che prevede appuntamenti durante l’intero arco delle giornate e attività permanenti per tutta la durata del Festival.
D’Annunzio partì giovanissimo e visse altrove gran parte della propria esistenza. Roma, Firenze, la Francia, Fiume e infine il Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera. Eppure Pescara continuò a essere la sua “piccola patria”. Anche la nascita della Pescara moderna lo vide protagonista. D’Annunzio sostenne l’unificazione tra Pescara e Castellammare Adriatico e la creazione della nuova provincia, anche se avrebbe preferito per la città un altro nome: Aterno, in omaggio alle sue origini più antiche. Il nome rimase Pescara. Ed è proprio Pescara, oggi, a poter raccontare d’Annunzio non soltanto attraverso una casa museo, una targa o un monumento, ma facendo dialogare la sua memoria con la città contemporanea.Se d’Annunzio avesse avuto i social? La domanda è inevitabilmente provocatoria. Probabilmente avrebbe saputo usarli molto bene. Aveva già compreso il valore di una frase capace di essere ricordata, di un’immagine riconoscibile, della provocazione e della capacità di trasformare la propria esistenza in racconto. Forse è anche per questo che continua ad apparire sorprendentemente vicino al nostro tempo. E il Festival Dannunziano 2026 sembra giocare proprio su questa distanza che si accorcia: l’uomo nato a Pescara nel 1863 oggi può essere incontrato attraverso i luoghi della sua infanzia, studiato attraverso documenti e lettere inedite, ascoltato attraverso le sue parole e persino “interrogato” attraverso un ologramma.
Dal 26 agosto al 6 settembre, Pescara non si limita dunque a celebrare il suo poeta. Prova a rileggerlo. Con le sue opere, le imprese, gli amori, le eccentricità e le contraddizioni. Perché Gabriele d’Annunzio trascorse una vita intera cercando di impedire che la propria esistenza fosse ordinaria. A quasi novant’anni dalla morte continuiamo a studiarlo, discuterlo, contestarlo, celebrarlo e oggi persino a ricrearlo digitalmente.
Probabilmente è esattamente ciò che avrebbe voluto.

