Sono andate avanti per tutta la giornata di ieri le complesse operazioni per spegnere l’incendio che da sabato scorso interessa il magazzino dei prodotti confezionati dalla dolciaria Lazzaroni a Piane Mavone di Colledara, in provincia di Teramo.
Massiccio lo sforzo dei vigili del fuoco, supportato dalla società Ruzzo Reti che è intervenuta d’urgenza realizzando una linea idrica diretta ad alta portata e alta pressione.
La nuova condotta è stata collegata a un idrante stradale, progettata appositamente per garantire un flusso d’acqua costante e adeguato sia al rifornimento delle tradizionali autopompe dei Vigili del Fuoco, sia all’alimentazione dei sofisticati sistemi tecnologici schierati sul campo.
Le attività sul sito dell’emergenza hanno visto anche l’impiego di speciali mezzi robotizzati, indispensabili per operare in ambienti ad alto rischio ed evitare il pericolo sensibile dei possibili crolli della struttura.
Tra questi mezzi speciali le squadre hanno utilizzato il ‘LUF 60’, un sistema cingolato radiocomandato di ultima generazione che produece getti ad altissima pressione, riuscendo così a mantenere il personale operativo a distanza di sicurezza.
Queste delicate manovre di contenimento e bonifica sono state coordinate dal Funzionario di servizio del Comando dei Vigili del Fuoco di Teramo, che assicura la gestione e l’avvicendamento delle squadre e dei mezzi speciali impiegati. In attesa di una verifica finale dei danni inevitabilmente provocati dall’incendio, una prima stima ammonterebbe ad oltre un milione di euro.
Lo stabilimento interessato dall’incendio è un vero esempio di “fabbrica intelligente” che integra tecnologia e fattore umano. L’uomo, non è soppiantato dalle “macchine” ma ha un ruolo centrale e strategico. Queste attività all’avanguardia si concentrano proprio negli stabilimenti abruzzesi di Pretoro (a Chieti), nel Parco Nazionale della Majella e di Isola del Gran Sasso (a Teramo), nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
Investendo in Abruzzo il gruppo Lazzaroni ha deciso di mettere a frutto i terreni di sua proprietà: infatti negli stabilimenti abruzzesi, accanto all’industria, campi coltivati e allevamenti sono affidati ad un programma di integrazione sociale attraverso il monitoraggio e l’intervento della ricerca accademica del territorio.
