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La legge 5 del marzo 2007 non creò alternative al Parco Nazionale come, nella propria attuale proposta, chi si oppone alla conclusione dell’iter istitutivo partito nel 2001. 

La costa teatina, o costa dei trabocchi che dir si voglia, quindici anni dopo pare rivivere la stessa storia, le stesse vicende. Tre lustri sembrano non essere mai passati, in un eterno presente da giorno della marmotta.

All’epoca l’allora direttore generale del Ministero dell’Ambiente, giunto quasi alla fine del suo mandato, riprese in mano alcuni fascicoli sospesi. Tra questi c’era l’istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina. In due anni si scatena una forte contrapposizione, si giungono a incontri pubblici dai toni a dir poco accesi – e scadimenti persino volgari – con un fronte politico di opposizione sulle barricate e l’altro in cui abbiamo avuto un sindaco che fu fatto dimettere due volte in pochi mesi ma non fece nessun atto sulla perimetrazione, un altro che si diceva favorevole ma, un altro che voleva denunciare il Parlamento, e tutto si trascinò per qualche anno fino a finire in un apparente porto delle nebbie. Apparente perché in realtà l’iter non si era fermato e nel 2022 l’Ispra ha redatto un documento, oggi vincolante, nel silenzio pneumatico di una politica che nella primavera-estate 2026 sta tornando indietro di quindici anni.

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In questi ultimi mesi diverse voci si sono levate contro la conclusione dell’iter istitutivo del Parco, definito una pietra tombale su questo territorio perché sarebbe imposto dall’alto. In quanto tutto si baserebbe su quanto indicato dall’Ispra quattro anni fa, una perimetrazione che addirittura ampia il numero dei comuni coinvolti.

Due le proposte messe sul tavolo contro il Parco. La prima è la più scontata: abolire la legge. Un atto che dovrebbe, atti e documenti alla mano, smentire l’Ispra e negare qualsivoglia peculiarità da tutelare su questa costa. La politica che continua a decantare la costa dei trabocchi per il turismo, a puntare tantissimo su questo turismo, a vantare ovunque in giro per l’Italia la bellissima, straordinaria, unica, inimitabile, fantasmagorica costa dei trabocchi dovrebbe mettere nero su bianco che non c’è nessuna ricchezza, che non c’è nulla di bello, che non c’è nulla di importante e peculiare. Nel 2010-2011 nonostante le promesse di alcuni nessuno lo ha fatto.

La seconda è quella di “sostituire” il Parco con una rete tra le aree protette, unendole tramite la Via Verde. Proposta promossa, per esempio, da alcuni sindaci e dalla Lega in una conferenza stampa a Lanciano.

Ma questa proposta esiste già: è la «Istituzione del Sistema delle aree protette della Costa Teatina e della Riserva Naturale regionale “Costa Teatina”» stabilita «Lungo il tratto litoraneo tra Ortona e Vasto, sulle aree del tracciato dimesso della Ferrovia dello Stato, nell’ottica di un processo di valorizzazione e riqualificazione della Costa Teatina».

È la legge regionale 5 di diciannove anni fa. Un sistema delle aree protette esiste già, quindi, almeno sulla carta addirittura da prima del biennio infuocato richiamato in quest’articolo. E, chiosa finale, la legge 5 del 30 marzo 2007 recita che tale sistema venne istituito «nelle more della definizione del Parco Nazionale della Costa Teatina».

Foto: Spiaggia di Punta Penna nella Riserva Naturale Punta Aderci, uno dei cuori più rinomati e decantati (a livello turistico e non solo) nel territorio del Parco.

Alessio Di Florio

Alessio Di Florio

Nato ad Atessa (Chieti), nel 1984. Attivista e volontario di varie associazioni e movimenti culturali e sociali. Collaboratore BuongiornoAbruzzo.it e Il Messaggero Abruzzo e altri siti web d'informazione, vicedirettore WordNews.it. In passato collaboratore tra gli altri di Adista e PrimaDaNoi. Alcuni articoli su storia, cultura e valorizzazione del territorio sono stati pubblicati dal mensile VastoDomani