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Il sindaco Menna attacca: «ci troviamo a doverci difendere per aver dato attuazione a un provvedimento dello Stato e per aver cercato di trasformare un bene sottratto alla criminalità in un’opportunità di carattere sociale. Una vicenda paradossale». La richiesta di risarcimento è di 300.000 euro circa.

Nuovo capitolo della pluridecennale vicenda della villa in via dei Bontempi, nel quartiere Incoronata alla periferia nord di Vasto, confiscata a seguito di una operazione anti droga dalla Guardia di Finanza e poi restituita dalla Corte d’Appello dell’Aquila ai proprietari. La villa era stata affidata al Comune di Vasto che aveva stabilito di alloggiarci una comunità per minori. Ora i proprietari hanno chiesto all’Amministrazione Comunale vastese un risarcimento danni di 300.000 euro circa.

La notizia è stata resa nota da Francesco Menna, sindaco dal 2016 della città, con una nota dai toni duri. «Voglio denunciare una vicenda che ha davvero dell’incredibile: il Comune si rischia di dover pagare un risarcimento di circa 300 mila euro» ha dichiarato Menna. Motivo della richiesta «aver utilizzato un immobile che era stato confiscato alla criminalità organizzata, per reati di spaccio di stupefacenti, confermati in tre gradi di giudizio» sottolinea il primo cittadino.

«Un bene sottratto alla criminalità e assegnato al Comune dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni confiscati alle mafie, con una finalità precisa: restituirlo alla collettività e destinarlo ad attività di carattere sociale» e «il nostro progetto era quello di realizzare una struttura di accoglienza per minori» racconta Menna.

«Abbiamo quindi affidato la gestione dell’immobile a un’associazione, attraverso un regolare bando pubblico» ma «quasi dieci anni dopo, è arrivata una sentenza della Corte d’Appello che ha revocato la confisca, per ragioni del tutto estranee all’operato del Comune» riferisce Menna. E ora c’è la richiesta di risarcimento danni «per presunti danni di ogni natura» e «ci troviamo a doverci difendere per aver dato attuazione a un provvedimento dello Stato e per aver cercato di trasformare un bene sottratto alla criminalità in un’opportunità di carattere sociale» l’attacco del primo cittadino. «Una vicenda paradossale, rispetto alla quale riteniamo di aver agito correttamente e nell’interesse della comunità» l’affondo di Menna.

Il sequestro avvenne nel 2010, effettuato dalla Guardia di Finanza, ai coniugi Carmine Bevilacqua e Lucia Sauchella. Durante una perquisizione all’interno dell’immobile furono trovati 10 chilogrammi di droga, 7 chili e mezzo di eroina e 2 chili e mezzo di cocaina, per un valore commerciale di oltre 150 mila euro. Al termine di un complesso iter l’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati la assegnò al Comune di Vasto per il suo riutilizzo a fini sociali. Obiettivo dell’Amministrazione, Lapenna prima e Menna da dieci anni, era la costituzione di una comunità per minori affidata alla cooperativa Araba Fenice. Al compimento dei 18 anni i figli della coppia ha rivendicato la proprietà della villa. Depositando una corposa documentazione gli avvocati hanno sostenuto che l’immobile era stato donato dai nonni – Sauchella-Spada – ai nipoti e quindi andava restituita ai Bevilacqua. La Corte d’Appello dell’Aquila ha accolto quest’istanza e ha disposto l’annullamento della confisca e la restituzione.

Nel 2015, nel 2017 e nel 2019 ci furono anche furti nella villa e sottratti, tra gli altri oggetti, mobili, e due statue a forma di leone.

Alessio Di Florio

Alessio Di Florio

Nato ad Atessa (Chieti), nel 1984. Attivista e volontario di varie associazioni e movimenti culturali e sociali. Collaboratore BuongiornoAbruzzo.it e Il Messaggero Abruzzo e altri siti web d'informazione, vicedirettore WordNews.it. In passato collaboratore tra gli altri di Adista e PrimaDaNoi. Alcuni articoli su storia, cultura e valorizzazione del territorio sono stati pubblicati dal mensile VastoDomani