La questione ha acceso gli animi e non ha risparmiato la giunta comunale, e non è difficile capirne il motivo: in gioco ci sono i soldi dei cittadini e le casse del comune, per una scelta che presenta più di una zona d’ombra. Sulmona ha deciso di affidare la riscossione dei tributi come se si trattasse di un semplice servizio, e non di una concessione.
Una distinzione tutt’altro che accademica e men che meno semantica perché cambia tutto: dalla natura della gara a chi deve prendersi il rischio dell’operazione, fino ai requisiti della stazione appaltante che la bandisce.
In ballo c’è quasi un milione di euro e, come sempre accade quando si parla di appalti e gestione interna, arriva anche la quota destinata all’incentivazione.
Una sorta di premio produzione non da poco.
Una briscola di ventimila euro, pari al 2 per cento, a beneficio dei dipendenti coinvolti.
Morale della favola venerdì, in barba a perplessità, polemiche e discussioni, è stata pubblicata la determina che affida alla Cuc di Sulmona-Pettorano il compito di indire il bando.
Sono passate in secondo piano pure giurisprudenza e Anac per le quali la riscossione dei tributi non sarebbe un servizio, bensì una concessione.
Se questa tesi è giusta il Comune non avrebbe i titoli per gestire una gara di questo tipo.
Tutto nullo e il comune senza entrate.
Il caos è dietro la porta.
A rendere ancora più incerta la vicenda c’è un a sorta di vuoto normativo.
Nella determina pubblicata, infatti, mancherebbero disciplinare e capitolato.
Il che rende difficile capire nel concreto con quali mezzi e con quali regole il servizio dovrebbe essere gestito.
È questo è l’ambito preferito dall’Autorità anticorruzione che potrebbe intervenire per sciogliere una matassa che, per ora, il Comune sembra aver solo annodato.
