Cresce la preoccupazione per il futuro della Cima di San Salvo, storica realtà industriale della componentistica automotive. Al centro della vertenza ci sono i possibili trasferimenti di personale e impianti che rischierebbero di ridimensionare progressivamente l’attività dello stabilimento abruzzese.Sulla vicenda interviene l’assessore regionale alle Attività produttive Tiziana Magnacca, che chiede alla società di sospendere qualsiasi iniziativa almeno fino al prossimo confronto istituzionale.

«Invitiamo la società Cima a soprassedere da qualsiasi trasferimento di persone o impianti, rispettando l’accordo assunto, seppure per le vie informali, nell’incontro dello scorso 6 agosto in Regione Abruzzo, rinviando qualunque decisione al tavolo di crisi aperto che si terrà nella prossima metà di settembre presso gli uffici dell’assessorato a Pescara», afferma Magnacca.

La vertenza arriva in una fase già delicata per l’azienda. Per l’unità produttiva di San Salvo è infatti in corso un contratto di solidarietà con Cassa integrazione straordinaria, previsto dal 16 giugno 2026 al 15 giugno 2027. Una misura pensata per affrontare le difficoltà produttive salvaguardando, per quanto possibile, i livelli occupazionali. A preoccupare ulteriormente lavoratori e rappresentanze sindacali sono ora le prospettive di trasferimento del personale e delle attività produttive. Una possibilità sulla quale la Regione invita l’azienda a fermarsi in attesa del tavolo di settembre.

Secondo Magnacca, infatti, trasferire la sede di lavoro può produrre conseguenze molto pesanti sulla vita dei dipendenti, fino a trasformarsi di fatto in una fuoriuscita dall’azienda per chi non fosse nelle condizioni di accettare lo spostamento. «I trasferimenti di sede di lavoro o della proprietà possono significare veri e propri licenziamenti individuali, lasciando i lavoratori privi di tutele e di una vera possibilità di scelta», sottolinea l’assessore.

La tensione è cresciuta anche sul fronte sindacale. FIM-CISL e UILM-UIL hanno proclamato otto ore di sciopero, chiedendo garanzie sul futuro dello stabilimento, il mantenimento delle attività produttive a San Salvo e il ritiro dei provvedimenti di trasferimento dei lavoratori. Il timore, dunque, non riguarda al momento una chiusura formalmente annunciata dello stabilimento, quanto il rischio di un suo progressivo depotenziamento, attraverso lo spostamento di personale, impianti e produzioni. Una prospettiva che avrebbe conseguenze non soltanto per i dipendenti direttamente coinvolti, ma per l’intero tessuto economico e sociale del territorio. Cima rappresenta infatti da decenni una presenza significativa nell’area industriale di San Salvo e nella filiera automotive abruzzese.

«Il vissuto della Cima non può interrompersi senza un reale tentativo di salvaguardare il valore produttivo dello stabilimento di San Salvo e senza sentire la responsabilità sociale verso i lavoratori, le loro famiglie e la comunità intera», evidenzia Magnacca, ricordando il ruolo svolto nel tempo dalle maestranze nella crescita dell’azienda.

Per la Regione esistono ancora le condizioni per provare a costruire una soluzione industriale. Secondo l’assessore, Cima conserva nel proprio core business caratteristiche che ne fanno una realtà importante all’interno della filiera automotive. La richiesta di sospendere i trasferimenti è stata quindi formalizzata dalla Regione alla proprietà e alle organizzazioni sindacali. Il prossimo passaggio decisivo sarà il tavolo di crisi previsto nella seconda metà di settembre a Pescara, dove istituzioni, azienda e rappresentanti dei lavoratori saranno chiamati a confrontarsi sulle prospettive dello stabilimento.

«Nel frattempo – conclude Magnacca – piena solidarietà ai lavoratori che vivono momenti di tensione per l’incertezza del futuro loro e delle loro famiglie».

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