Dalla promozione turistica alla residenzialità, dalla tutela dei centri storici al sostegno delle attività economiche e dei servizi. Per i 27 Comuni abruzzesi appartenenti alla rete dei “Borghi più belli d’Italia” potrebbe aprirsi una nuova fase, con l’obiettivo di trasformare un riconoscimento prestigioso in uno strumento stabile di sviluppo territoriale. La proposta di una legge regionale dedicata ai borghi certificati ha compiuto nei giorni scorsi un nuovo passo, arrivando fino al XVIII Festival nazionale dei Borghi più belli d’Italia, che dal 4 al 6 settembre ha riunito a Sammichele di Bari amministratori e delegazioni provenienti da tutta Italia. L’Abruzzo e il Molise si sono presentati all’appuntamento con una delegazione particolarmente numerosa: venti Comuni hanno portato in Puglia tradizioni, produzioni, identità ed esperienze dei rispettivi territori. Ma dietro la vetrina turistica c’è stata soprattutto una questione politica: quale futuro dare ai piccoli centri e, soprattutto, come evitare che borghi sempre più belli da visitare diventino progressivamente più difficili da abitare?

Il percorso prende forma all’inizio di agosto a Pietracamela, durante l’assemblea dei Borghi più belli d’Italia di Abruzzo e Molise. È lì che viene posta formalmente la necessità di dotare l’Abruzzo di una normativa regionale specifica, capace di garantire continuità agli interventi destinati ai Comuni della rete. L’obiettivo indicato fin dall’inizio è più ampio della semplice promozione turistica: tutela del patrimonio storico e culturale, rigenerazione dei centri storici, recupero del patrimonio edilizio, rafforzamento dell’offerta turistica e, soprattutto, contrasto allo spopolamento. Da quella riunione prende corpo il lavoro del Comitato legislativo interno all’Associazione. Il secondo momento arriva il 22 agosto a Rocca San Giovanni. Qui l’assemblea di Abruzzo e Molise discute e approva la proposta destinata ai 27 borghi abruzzesi appartenenti alla rete. Al tavolo siedono venti sindaci e numerosi delegati e, per la Regione, partecipa anche il presidente della Commissione Cultura del Consiglio regionale, Paolo Gatti. Il testo viene elaborato dal Comitato legislativo presieduto dal sindaco di Rocca San Giovanni, Fabio Caravaggio, e coordinato dal vicesindaco Erminio Veri. È un passaggio importante perché la richiesta dei Comuni comincia a trasformarsi da dichiarazione d’intenti in una proposta normativa da sottoporre alle istituzioni regionali.

A distanza di appena due settimane, il documento arriva quindi a Sammichele di Bari. Il Festival nazionale non è stato soltanto una grande vetrina per i piccoli centri italiani. Nel programma di sabato 5 settembre era previsto anche un incontro istituzionale dedicato proprio alla costruzione di un disegno di legge sui borghi coordinato tra le diverse Regioni italiane. Al confronto ha partecipato anche Antonio Di Marco, consigliere regionale e presidente dell’Associazione “I Borghi più belli d’Italia” per Abruzzo e Molise. La proposta abruzzese è stata presentata ai Comuni partecipanti e al direttivo nazionale dell’Associazione, portando quindi la discussione nata nei territori su un piano più ampio.

Per anni il rilancio dei piccoli centri è stato associato soprattutto al turismo: recuperare un edificio, restaurare un centro storico, organizzare eventi, attrarre visitatori e promuovere le produzioni tipiche. Tutto importante, ma non sufficiente se, una volta terminato il fine settimana o la stagione turistica, diminuiscono residenti, attività commerciali e servizi. La nuova impostazione prova invece a spostare il baricentro dalla semplice “valorizzazione” alla possibilità concreta di continuare a vivere nei borghi. Significa intervenire sulla residenzialità, sostenere le attività economiche di prossimità, migliorare i servizi essenziali, creare occasioni di lavoro e rendere più conveniente scegliere un piccolo Comune per vivere, lavorare, avviare un’impresa o crescere una famiglia. In altre parole, il turismo resta uno dei motori dello sviluppo, ma non può essere l’unico. È lo stesso concetto ribadito da Antonio Di Marco a Sammichele: un borgo non può limitarsi a vivere delle presenze turistiche stagionali, ma deve conservare una comunità stabile e avere gli strumenti per costruire il proprio futuro.

I 27 borghi abruzzesi interessati

La partita riguarda una parte importante del patrimonio territoriale regionale. Sono 27 i centri abruzzesi inseriti nella rete: Abbateggio, Anversa degli Abruzzi, Bugnara, Campli, Caramanico Terme, Casoli, Castel del Monte, Castelli, Città Sant’Angelo, Civitella del Tronto, Crecchio, Guardiagrele, Introdacqua, Navelli, Opi, Pacentro, Palena, Penne, Pescocostanzo, Pettorano sul Gizio, Pietracamela, Pretoro, Rocca San Giovanni, Santo Stefano di Sessanio, Scanno, Tagliacozzo e Villalago. Una geografia che attraversa l’intero Abruzzo e comprende realtà molto diverse: dalla montagna alla Costa dei Trabocchi, dai centri del Gran Sasso alla Maiella, dalla Marsica alla Valle Peligna. Ed è proprio questa diffusione a dare alla proposta una dimensione che supera la semplice tutela di alcuni centri storici: il tema incrocia direttamente le politiche regionali per le aree interne e il problema demografico dei piccoli Comuni.

Il punto da chiarire è che la proposta presentata dall’Associazione non è ancora una legge regionale. Il percorso compiuto nelle ultime settimane ha consentito di costruire e condividere il testo tra i Comuni e di portarlo al confronto con il livello nazionale dell’Associazione. Il passaggio successivo sarà quello istituzionale: la proposta dovrà trovare il percorso necessario all’interno del Consiglio regionale per trasformarsi in un vero provvedimento legislativo. Ed è proprio qui che si misurerà la portata concreta dell’iniziativa. Perché una legge sui borghi può rappresentare un cambio di passo soltanto se al riconoscimento formale saranno accompagnati strumenti, programmazione e risorse capaci di produrre effetti nel tempo. La domanda, dunque, non è più soltanto come portare più turisti nei borghi abruzzesi. È come fare in modo che quei luoghi continuino ad avere abitanti, negozi, imprese, famiglie e servizi.

La sfida lanciata nelle ultime settimane parte da qui: trasformare la bellezza, da sola insufficiente ad arrestare lo spopolamento, in una vera politica di sviluppo territoriale.

Nivem

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