👁 303 visualizzazioni

Sembrava una cosa banale eppure ha scatenato il rombo di tamburi lontani e inquietanti segnali di fumo.

Non siamo nel selvaggio west e la scena non è quella di Little Big Horn.

Siamo a Sulmona ma, nonostante ciò, c’è un “Fort Apache” da difendere e gli agguati dei pelle-rossa, anzi dei pelle-rossi sono dietro ogni angolo.

Come fosse un novello “Geronimo”, il leggendario capo della tribù degli Apache, Di Cesare ha teso un nuovo agguato agli alleati di maggioranza dopo quello sul Cogesa dello scorso autunno.

La querelle è il rifacimento della Biblioteca Comunale, quella leggendaria, quella che negli anni ’70, abitata da Mario Marcone, era il rifugium peccatorum degli studenti del classico e non solo.

Progetto e linee di finanziamento non sono sembrate chiare ed è per questo che “il voto espresso in Commissione non è stato contro la biblioteca, ma contro una variazione sulla quale” recita il comunicato dei gruppi di Noi Moderati, Sulmona al Centro e Forza Italia, “abbiamo chiesto pochi giorni di approfondimento per conoscere con chiarezza il costo complessivo dell’intervento e, soprattutto, quale sarà l’effettivo impegno economico a carico del Comune”.

Vincenzo Di Cesare l’ha buttata a rissa. Ma non con violenza, non con aggressività, con il tono vellutato del “cuore in mano” che batte di amore per la città.

La trama sembra un feuilleton degli anni ‘60.

In realtà è un intrigo.

Vincenzo è legatissimo a Maria Assunta Rossi.

La consigliera regionale appare ormai un corpo estraneo nella politica peligna.

I contrasti con il resto della destra sono evidenti e noti.

I rapporti con il sindaco Antonella Di Nino sono ai ferri corti.

Con Marianna Scoccia siamo al lancio di frecce.

Con la componete tradizionale di Fratelli d’Italia, guidata da Mauro Tirabassi, sono state da tempo dissotterrate le asce di guerra.

E già, proprio come facevano gli indiani nei film interpretati da John Wayne.

Ecco il senso della bordata di Di Cesare.

Segnali di guerra.

In palio ci sono tante cose a cominciare dalle prossime elezioni di Pratola Peligna per finire con scadenze elettorali ben più importanti.

Ma una cosa c’è da dire.

Anche il voto sulla biblioteca può sembrare più tattico che di sostanza.

Perché in genere le guerre non si fanno mai da soli.

Chissà.

 

 

 

 

Massimo Carugno

Massimo Carugno

Direttore Responsabile. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Ha scritto quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale e della Giustizie.net