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Giovedì 16 luglio alle ore 18, Atri vivrà un momento importante per uno dei monumenti simbolo della città: “Una nuova luce sulla cattedrale” è il titolo scelto per il progetto di illuminazione di valorizzazione architettonica delle facciate della cattedrale.

Un’iniziativa fortemente voluta, predisposta e finanziata dall’associazione culturale “Gli Acquaviva” ETS, in collaborazione con il Comune di Atri.

​All’incontro interverranno:

  • ​Prof. Piergiorgio Ferretti (Sindaco di Atri);
  • ​Arch. Luciano Brandimarte (Presidente dell’Ass.ne Culturale “Gli Acquaviva” ETS);
  • ​Arch. Carlos Dodero e Arch. Barbara Rossi (Enel);
  • ​Mons. Lorenzo Leuzzi (Vescovo della Diocesi Teramo-Atri);
  • ​Dott. Massimo Sericola (Sovrintendente Archeologia, Belle arti e Paesaggio Teramo e L’Aquila).

Modera la serata la giornalista Evelina Frisa.

La cattedrale di Atri, un momento che rappresenta la città teramana, insieme al Teatro Comunale, oggetto di importanti lavori di restauro sugli affreschi del Coro uno dei cicli pittorici più significativi del Rinascimento abruzzese, realizzati nel 1480 da Andrea De Litio.

In attesa di partecipare all’evento di giovedì 16, abbiamo chiesto qualche informazione in più all’archeologa, dottoressa Andrea Di Giovanni originaria proprio di Atri.

L’archeologa, dottoressa Andrea Di Giovanni

“Una luce nuova sulla Cattedrale di Atri”, evento in programma giovedì 16 luglio, cosa rappresenta per la città?

“Partiamo da una premessa: la luce è un elemento narrativo e percettivo straordinario, fondamentale che in realtà ha radici antiche: basta pensare che già in epoca classica venivano poste le statue in bronzo sopra alle strutture templari che, colpite dai raggi del sole, brillavano. Ovvio che la luce, intesa ai giorni nostri, per illuminare il buio della notte è qualcosa di moderno ma il suo utilizzo anche in ambienti e situazioni diurne è riconosciuto già dall’arte antica. Per quanto concerne l’uso della luce possiamo ricordare lo studio della luce di Monet e degli Impressionisti in genere che dipingevano lo stesso soggetto più volte nella stessa posizione per cogliere come, in momenti differenti della giornata, la luce possa rendere quello stesso soggetto qualcosa di diverso dal puto di vista narrativo e percettivo perché immaginiamo, ad esempio, come una luce possa far sì che lo spettatore riesca a percepire allegria, gioia oppure malinconia. Considerando inoltre la nuova frontiera della valorizzazione, la luce è uno degli elementi di avanguardia perché è estremamente spettacolare e forse tra i più semplici da utilizzare in quanto anche il budget per creare giochi di luce, può essere inferiore rispetto alla creazione di sistemi multimediali più complessi. Questo è un aspetto ma ciò su cui si punta è la spettacolarizzazione: immaginiamo i giochi di luce all’interno della Domus Aurea, oppure la Porta di Brandeburgo, la Torre Eiffel, tutti monumenti che usano la luce per diventare simbolici iconici di un luogo specifico; quindi uno strumento intelligenti e impattante per un osservatore esterno. Venendo nello specifico della cattedrale di Atri, cercare di illuminarla è un’idea brillante perché si andrà a illuminare sì la facciata, ma soprattutto ciò che rimane dell’affresco che si trova sulla porta d’ingresso principale dalla chiesa il quale, non essendo in uno stato di conservazione ottimale, avrà modo di essere messo in risalto cercando di comunicare come la cattedrale di Santa Maria dell’Assunta abbia in effetti una rappresentazione della Vergine proprio sulla porta principale, cosa che spesso viene poco notata. In questo modo dunque la luce diventa uno strumento per evidenziare i dettagli importanti. Tutto ciò non nasconde, ovviamente, delle criticità come l’inquinamento luminoso; va valutato quindi l’impatto che può avere in questo caso sulla piazza principale di Atri che non ha luci estremamente forti da disturbare chi vive la piazza d’estate; penso alle attività commerciali e di ristoro, luci che lasciano a chi cena o vive quello spazio di goderlo in tranquillità. Ecco perché credo che la luce vada utilizzata in modo oculato e intelligente. L’iniziativa in generale è di rilievo e va premiata ma come ogni prima volta per le idee così importanti va sperimentata, provata senza paura specie come in questo caso dove si aggiunge un elemento che non ha un impatto così devastante sull’opera. Andrà quindi giudicata nel tempo con tanto rispetto di chi ha realizzato questo progetto perché la valorizzazione del territorio è sempre qualcosa da percepire a favore del cittadino e della città”.

La cattedrale simbolo di Atri: quali meraviglie nasconde al suo interno?

“La cattedrale nasconde tantissime meraviglie, non solo gli affreschi del De Litio che sono in restauro; altri dettagli importanti raccontano la storia di un luogo millenario: gli ambienti romani, il macellum, le cisterne affrescate successivamente, i mosaici con i pesci e delfini sotto l’altare e i cartelli post bellici che invitano a non sputare a terra. Ricordiamo anche che la cattedrale ha ospitato tantissimi altri affreschi andati perduti nel Medioevo quando la struttura fu usato come lazzaretto durante la peste e le pandemie con le pareti che furono imbiancate col gesso per sterilizzare l’ambiente; operazioni che hanno manomesso tante straordinarie opere che oggi non ci sono più. Svariati poi i restauri magistrali che hanno modificato la luce al suo interno, facendo scelte coraggiose che ne stravolsero l’originalità ma che hanno incorniciato meglio l’ambiente e rende oggi la cattedrale è più visibile e permette di godere più facilmente delle bellezze al suo interno”.

Quanto sono preziosi e importanti i monumenti e la loro manutenzione per la riconoscibilità di un territorio?

“Direi essenziali anche per l’identità. La valorizzazione e tutela è gestita del Ministero dei Beni Culturali ma anche da enti territoriali e non è sempre facile… L’Italia non è un paese florido per la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale; purtroppo devo dire che l’amore per la cultura sta lentamente scemando e spesso chi si fa cavaliere della protezione della cultura è più un appassionato che un vero e proprio tecnico e ciò genera tante dispute e poche azioni. Per quanto riguarda Atri, la città ha tantissimi gioielli soprattutto per la storia medievale e rinascimentale come la stessa cattedrale e il Palazzo dei Duca D’Acquaviva, a proposito di questo da archeologa ti dico: va bene parlare di questa famiglia, ma loro non sono di Atri… e mi spiego meglio: gli Acquaviva sono originari della Campania e arrivano in Abruzzo portando ricchezza e notorietà ad Atri. Ma… l’autenticità di un territorio, qual è? Chi viveva ad Atri? È l’Atri dei Romani? È quella dei pre romani fatta da genti particolari che inglobano anche i Piceni? Atri aveva una forte identità al punto che i romani la adocchiarono facendone un centro urbano di rilievo del territorio fatto anche di una moneta identitaria. Sarebbe importante e bello cercare di scavare un po’ di più sulla nostra storia e sul nostro passato e mi chiedo: è possibile che ad Atri non ci sia nulla prima del tredicesimo secolo A.C.? Da archeologa ti dico no. Atri era abitata anche prima ma non abbiamo evidenze perché non sono state cercate? Sono state trovate e non sono state riconosciute? Può essere tutto e niente. Per questo ritengo che ci sia tanto da fare sulla scientificità della cultura atriana, un po’ meno sulla spettacolarizzazione tramite libri, libricini e ricerchette; bisognerebbe che il Comune si rendesse conto che la storia di Atri deve basarsi su verità scientifica e, personalmente, vedo la volontà e capacità anche dell’amministrazione comunale di crescere e conoscere”.

Francesca Di GIuseppe

Francesca Di GIuseppe

Francesca Di Giuseppe nata a Pescara, giornalista con la passione per sport. Per cinque anni direttrice del free press PescaraPescara e titolare del blog postcalcium.it Autrice del saggio “L’evoluzione del gioco e il calcio femminile” (Lupi Editore); co-autrice del libro “Amati o amàti questione di accento” (Masciulli Edizioni). A ottobre del 2024 è uscito il primo romanzo sportivo “Ragione vs Sentimento la partita” (Poderosa Edizioni), curatrice dell’antologia “Abruzzo d’Autore”, autrice con Massimo Carugno del romanzo “I Leoni siamo noi" (onlus Antonio Padovani Edizioni), coordinatrice editoriale del libro “Quella notte, il mio Heysel” (Poderosa Edizioni) Speaker radiofonica su radiostart.it nel format “SportivamentEtica” condotta insieme ad Angelo Nicolò presidente Gladius Pescara Centro Tecnico AC Milan.