Secondo il Giudizio di parificazione sul Rendiconto generale dello Stato 2025 della Corte dei conti, l’Italia conta 991 indagini aperte dalla Procura europea per presunte frodi ai danni del bilancio dell’Unione. Il danno potenziale complessivo che è stato contestato ammonta a ben 28,71 miliardi di euro: quasi la metà dell’intero valore economico delle frodi contestate in tutti gli Stati membri.
Perciò, l’Italia è prima sul famigerato podio dei maggiori (o peggiori?) Paesi UE per frodi ai fondi europei.
Ma non basta: nello stesso anno, il 2025, l’Italia ha ricevuto dall’UE 44,39 miliardi di euro e ne ha versati al bilancio comunitario 19,93 miliardi. Siamo il Paese che riceve più risorse e anche quello col maggiore volume di frodi contestate. Ladri, verrebbe da dire.
Un primato che dovrebbe far vergognare l’intera nazione. Ma se ne è parlato? Non abbastanza. Non è una notizia appetibile dai media generalisti. E poi è estate, la gente vuole solo divertirsi e rilassarsi in vacanza…
Comunque sia, è un dato che Pio Silvestri, procuratore generale della Corte dei Conti, ha definito “iperbolico“.
Gran parte delle indagini riguarda il PNRR, il più grande piano di investimenti pubblici della storia italiana. Nello specifico, le contestazioni riguardano opere mai realizzate, interventi difformi dai progetti approvati, utilizzo illecito dei finanziamenti e gravi irregolarità nella gestione delle risorse. Situazioni cui gli italiani sono abituati da lungo tempo. Ma che lo si faccia sotto gli occhi delle istituzioni europee, è ancor più grave.
Ogni euro ottenuto con l’inganno è un euro sottratto a scuole, ospedali, infrastrutture, ricerca e servizi pubblici.
Ma il danno va oltre il denaro. Quando i fondi vengono sprecati o utilizzati in modo fraudolento, i cittadini perdono due volte: perdono le risorse e perdono le opere che quei soldi avrebbero dovuto finanziare.
Per questo la Corte dei Conti ha chiesto di rafforzare i controlli e i meccanismi di tutela delle risorse pubbliche.
Basterebbe seguire il denaro, per capire dove si annidano corruzione, criminalità organizzata e interessi illeciti. Difendere i fondi pubblici significa difendere il futuro del Paese. Non sarebbe difficile farlo. Abbiamo tutti i mezzi per farlo, e per farlo bene. Il punto è che manca la volontà politica, di farlo.
I dati del 2025 dimostrano chiaramente che questo problema è fondamentale non solo per la credibilità della macchina pubblica italiana, ma anche per il suo rapporto con le istituzioni europee.
Ma dove vogliamo andare, se continuiamo così?
