
L’appuntamento, inserito nella stagione concertistica “Musica per la Città”, ha assunto un significato particolare proprio per il profondo legame artistico tra Guaitoli e Battiato. Un sodalizio iniziato nel 1993, proprio all’Aquila, con la prima esecuzione assoluta della “Messa Arcaica”, che ha segnato l’inizio di una lunga collaborazione tra due personalità capaci di attraversare e contaminare linguaggi musicali differenti.
Al fianco del compositore siciliano, Guaitoli ha preso parte a importanti produzioni
Un’esperienza artistica che trova nuova espressione nella Suite per pianoforte e orchestra dedicata alle musiche di Battiato, arrangiata dallo stesso Guaitoli. Tre i brani scelti per l’omaggio: “Luna indiana”, “Propiedad prohibida” e “Aria di rivoluzione”, composizioni che restituiscono la dimensione più sperimentale e ricercata della produzione del cantautore, in particolare quella degli anni Settanta.
Dalle suggestioni elettroniche e dalle atmosfere evocative di Battiato, il programma ha condotto il pubblico verso due grandi pagine della tradizione classica: il Concerto per pianoforte e orchestra n. 20 in re minore K 466 di Mozart, caratterizzato da una straordinaria intensità drammatica, e la Sinfonia n. 92 “Oxford” di Haydn, espressione dell’equilibrio formale e della brillantezza del compositore austriaco.
A unire questi universi, apparentemente distanti, è stata la sensibilità interpretativa di Guaitoli, musicista dalla carriera internazionale, capace di muoversi tra repertorio classico, contemporaneo e sperimentazione.
La presenza di Carlo Guaitoli ci offre l’opportunità di valorizzare la ricchezza del dialogo tra linguaggi musicali diversi, uniti dalla stessa capacità di emozionare e stimolare l’ascolto,
ha dichiarato Maurizio Cocciolito, direttore artistico dei Solisti Aquilani.
L’omaggio iniziale a Franco Battiato rappresenta un momento particolarmente significativo, perché ci permette di accostare la sua straordinaria ricerca musicale alla profondità espressiva di Mozart e all’equilibrio brillante di Haydn. È un modo per mostrare come la musica, pur attraversando epoche e forme differenti, sappia parlare al presente e rinnovare continuamente il proprio significato.



