di Alessandro Angelone.
A Pratola Peligna la pipì dei cani è diventata una questione di diritto amministrativo. Il 5 ottobre la sindaca Antonella Di Nino ha firmato la nuova ordinanza sui cani che a Pratola sta facendo discutere. È la numero 28. Chi porta a spasso un cane deve avere con sé una bottiglietta d’acqua, uno spruzzatore o qualcosa di simile. E deve lavare l’urina dell’animale su tutte le aree urbane pubbliche. Chi non lo fa rischia una multa da 25 a 500 euro. Ora, però, la bottiglietta è finita davanti ai giudici: un’associazione animalista ha presentato ricorso al Tar.

Ordinanza sui cani a Pratola: la bottiglietta
Il principio, in astratto, si capisce. Nessuno ama gli angoli dei palazzi che ad agosto profumano di canile. Il problema nasce quando dal principio si passa alla pratica. I padroni di cani di Pratola sono stati sopraffatti da una serie di dubbi. Basta una bottiglietta da mezzo litro? E per un pastore abruzzese, che non fa esattamente la pipì di un chihuahua? Chi esce con tre cani deve girare con una cassa d’acqua? E la dog sitter, quante bottiglie si carica nello zaino?
C’è poi la questione più delicata: la marcatura del territorio. Il cane maschio, infatti, non fa pipì una volta sola. Ne lascia qualche goccia a ogni palo, a ogni ruota, a ogni cespuglio. È il suo modo di leggere e scrivere il giornale del quartiere. Il padrone diligente, quindi, dovrebbe seguirlo con lo spruzzino, come un addetto alle pulizie al seguito di una processione.
La multa, peraltro, ha un’unità di misura curiosa. Da 25 a 500 euro è la stessa cifra che a Scanno rischia chi si avvicina troppo a un cervo. Lì l’ordinanza impone almeno 25 metri dall’animale. A Pratola, invece, la distanza da rispettare è quella tra la pipì e la bottiglietta.
Ricorso al Tar: ordinanza sui cani di Pratola sotto accusa
A contestare il provvedimento è l’associazione Tutela Diritti Animali ETS, presieduta da Gabriele Bettoschi. Il ricorso è stato depositato al Tar Abruzzo, sede dell’Aquila, con richiesta di sospensiva urgente. Lo firma l’avvocato Massimo Rizzato, del Foro di Vicenza. L’associazione non chiede di cancellare tutto il provvedimento. Chiede invece di annullare solo la parte sulle deiezioni liquide.
I motivi sono quelli classici del diritto amministrativo: eccesso di potere per irragionevolezza e violazione del principio di proporzionalità. Tradotto: secondo i ricorrenti il Comune ha usato un cannone per colpire una pozzanghera. Raccogliere le deiezioni solide, ricorda Bettoschi, è già un obbligo, e i proprietari lo rispettano. Portarsi l’acqua per ogni singola minzione, invece, sarebbe un peso insostenibile. Soprattutto per gli anziani, per chi ha più cani o per chi ne ha uno di grossa taglia.
Pratola e le fontanelle che non ci sono
Il ricorso aggiunge un dettaglio quasi poetico: a Pratola mancano le fontanelle pubbliche. Il padrone rimasto a secco a metà passeggiata, dunque, non avrebbe dove fare rifornimento. Gli resterebbero due strade. Tornare a casa con il cane che scalpita, oppure entrare al bar e chiedere un bicchiere d’acqua per il marciapiede.
C’è infine un timore più serio. Per paura delle multe di questa ordinanza, scrive l’associazione, qualcuno a Pratola potrebbe tenere i cani chiusi in casa. Sarebbe un risultato curioso per una norma d’igiene. E sarebbe in contrasto con lo spirito della legge quadro 281 del 1991 sugli animali d’affezione. Secondo i ricorrenti, inoltre, il Comune non ha una vera politica per gli animali. E le sue misure finiscono per escludere, invece di includere.
La pipì dei cani lavata con l’acqua non disinfetta
Poi c’è la scienza, che in questa storia fa la parte del guastafeste. Nel ricorso si cita l’infettivologo Matteo Bassetti. Già a giugno, commentando le ordinanze di questo tipo, aveva spiegato che la sola acqua non uccide germi e batteri. «Dal punto di vista scientifico non serve a nulla», aveva tagliato corto. Secondo il ricorso, anzi, l’acqua allarga la macchia e diffonde l’odore.
In pratica, quindi, il padrone che lava e quello che non lava lasciano lo stesso marciapiede. Il primo, però, lo lascia più bagnato. Bassetti, per la cronaca, suggeriva semmai acqua e aceto in parti uguali. Ci manca solo l’ordinanza sull’aceto, magari con la gradazione minima indicata in delibera.
Pratola non è sola
Del resto, quella sui cani di Pratola non è certo la prima ordinanza del genere. Una legge nazionale sul tema non esiste, così ogni sindaco decide da sé. Terni, per esempio, nel 2025 ha imposto la bottiglia d’acqua per tutta l’estate. Il risultato è un’Italia a macchia di leopardo, dove la passeggiata del cane cambia regole al cartello d’ingresso di ogni paese.
Anche in Abruzzo il decoro urbano è un tema sentito. A San Salvo, ad esempio, il Comune dà la caccia a chi sporca con telecamere e fototrappole, deiezioni canine comprese. Lì, però, si punisce chi lascia lo sporco. A Pratola, invece, si rischia la multa anche per una pipì che l’acqua non pulisce davvero.
Ne ha parlato anche Antonio Di Bacco in un breve video per il canale Diario di bordo, insieme a un caso simile arrivato da Vienna, dove a soffrire per la pipì dei cani sono gli alberi.
Cani di Pratola: ordinanza sospesa o no? Decide il Tar
Ora la nuova ordinanza sui cani di Pratola passa ai giudici dell’Aquila. L’associazione confida in una sospensione rapida. Se arriverà, i padroni di Pratola potranno lasciare la bottiglietta a casa, almeno fino alla sentenza. Se non arriverà, conviene fare scorta d’acqua. Magari frizzante, per dare un tocco di classe alla passeggiata.
Il decoro urbano, insomma, è una cosa seria. Proprio per questo merita misure che funzionano: più cestini, aree per cani, qualche fontanella. Lo spruzzino d’ordinanza, almeno per ora, sembra servire soprattutto a una cosa. Far parlare della pipì dei cani di Pratola ben oltre la Valle Peligna.
