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Quattro automobili incendiate in meno di un anno, una lunga sequenza di minacce e intimidazioni e presunti regolamenti di conti legati al mondo dello spaccio. È uno dei filoni più inquietanti dell’inchiesta Metamorfosi, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila, che avrebbe consentito agli investigatori di ricostruire responsabilità e dinamiche di una serie di attentati incendiari avvenuti a Sulmona e nel territorio peligno. Il primo episodio risale al maggio 2024, quando a Pettorano sul Gizio, intorno alle tre del mattino, un violento incendio svegliò i residenti. Le fiamme distrussero completamente una Fiat Panda in uso a Patrizia Ciccone, conosciuta negli ambienti investigativi con il soprannome di “mamma spaccio”. La donna, indagata nell’inchiesta Metamorfosi, è stata recentemente condannata a sette anni e sette mesi per spaccio di sostanze stupefacenti.
Secondo le successive indagini della Dda, sarebbero stati Ivano Antonio Di Marco e Antonino Maccarone a organizzare e mettere a segno il rogo.
Un secondo incendio si verificò nel novembre 2024. In quell’occasione una Volkswagen Golf appartenente a un uomo di 66 anni venne distrutta dalle fiamme, dopo un boato avvertito nel cuore della notte. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, l’azione sarebbe stata compiuta materialmente da Maccarone su incarico di Di Marco. Il movente sarebbe riconducibile all’accusa, rivolta dal gruppo al proprietario dell’auto, di aver indirizzato le forze dell’ordine verso il locale nel quale lavorava, provocando alcuni controlli. Un retroscena che sarebbe emerso anche dalle conversazioni intercettate.
La sequenza sarebbe proseguita il 15 marzo 2025, quando una Matiz in uso a Francesco Anzellotti, figlio di Patrizia Ciccone, venne avvolta dalle fiamme. Per questo episodio gli investigatori avrebbero individuato in Massimiliano Le Donne il presunto mandante.
Dieci giorni più tardi, il 25 marzo, fu incendiata proprio l’auto di Le Donne. La vettura venne colpita da un’esplosione e poi divorata dalle fiamme in via Patini, a pochi metri dalla chiesa del Crocifisso. In un primo momento Le Donne avrebbe attribuito l’attentato ad Anzellotti, arrivando a minacciarlo con un martello sotto casa. Successivamente, però, avrebbe scoperto che dietro l’incendio vi sarebbero stati due uomini originari della Puglia. Da qui, secondo l’accusa, sarebbe maturata la decisione di farsi giustizia da solo. L’inchiesta Metamorfosi, tuttavia, non riguarderebbe soltanto incendi, minacce, usura, riciclaggio e traffico di stupefacenti. Dagli atti emergerebbe anche un ulteriore filone investigativo, relativo alla possibile circolazione di banconote contraffatte. Un episodio risale al dicembre 2025, quando la Squadra anticrimine del Commissariato di Sulmona intercettò una spedizione diretta a uno degli indagati e proveniente dalla Campania. Il pacco, giunto all’ufficio postale di piazza Brigata Maiella, conteneva 300 euro in banconote false.
Il denaro venne sequestrato dagli investigatori nell’ambito di un’operazione formalmente avviata contro ignoti, prima che potesse essere immesso nel circuito economico. Pur trattandosi di un episodio distinto rispetto agli incendi e agli altri fatti contestati, il sequestro rappresenterebbe un ulteriore tassello del quadro investigativo. Secondo gli accertamenti, gli interessi del sodalizio avrebbero potuto spaziare dallo spaccio al riciclaggio, fino alla possibile commercializzazione di denaro contraffatto.

Doràn

Doràn

Doràn il quinto moschettiere misterioso della saga di Dumas.