Nessun colpo di scena nella seconda giornata di interrogatori nell’ambito dell’inchiesta Metamorfosi, l’indagine che ipotizza collegamenti tra mafia e traffico di sostanze stupefacenti in città.
Davanti al giudice per le indagini preliminari Marco Billi, hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere Massimiliano Le Donne, indicato dagli inquirenti come il capo di uno dei sodalizi finiti al centro dell’indagine, Davide Pantano e Mario Del Monaco, accusati di aver collaborato con lui nella gestione della piazza di spaccio di via Freda.
Stessa decisione anche per Daniele Cellini, che secondo la ricostruzione investigativa avrebbe avuto un ruolo nel sistema di tracciamento dei pagamenti per il rifornimento di sostanze stupefacenti, attraverso l’utilizzo del pos del proprio locale.
I quattro indagati sono assistiti dall’avvocato Guido Colaiacovo, che si è collegato da remoto con il gip. Nel corso dell’udienza, il legale ha chiesto per i propri assistiti l’applicazione di misure cautelari alternative, in luogo di quelle attualmente disposte. Ieri altri tredici avevano scelto la strada del silenzio: Ivano Antonio Di Marco che aveva fondato il clan dopo aver scontato la pena, Antonino Maccarrone considerato il punto di congiunzione tra i due sodalizi, Mario Pallozzi, Alessio Mancinelli, Nicolino Di Bucci, Andrea La Civita, Giuseppe Di Muro, Michele Di Muro, Enri Bisha, Fabrizio Pescatore, Mario Iorio, Giovanni Massa e Mattia Gasbarro. A parlare sono stati solo Stefano Sito, Aldo Ferrera e Tommaso Ludovico. Il giudice ora si riserva e nei prossimi giorni emetterà una nuova ordinanza per decidere se confermare o meno le misure cautelari


