👁 53 visualizzazioni

La vicenda dell’ordinanza sulla pipì degli animali domestici a Pratola Peligna approda davanti al Tribunale amministrativo regionale dell’Abruzzo. Sarà discusso il prossimo 18 novembre il ricorso presentato da Gabriele Bettoschi, presidente dell’associazione Tutela Diritti Animali Ets, contro il provvedimento firmato il 5 ottobre dalla sindaca Antonella Di Nino. A stabilirlo è stato il Tar Abruzzo, che ha fissato la data dell’udienza nella quale saranno esaminate le contestazioni mosse all’ordinanza comunale numero 28. Il provvedimento aveva introdotto l’obbligo, per i proprietari dei cani, di portare con sé bottigliette, spruzzatori o altri contenitori d’acqua per dilavare le superfici pubbliche sulle quali gli animali avessero urinato. Per i trasgressori sono previste sanzioni amministrative da 25 a 500 euro. Una disposizione che aveva immediatamente acceso il dibattito, dividendo chi ritiene necessario intervenire per tutelare il decoro urbano e chi, invece, considera la misura eccessivamente gravosa per i proprietari degli animali. A contestarla è stata l’associazione Tutela Diritti Animali Ets, che attraverso il proprio presidente Gabriele Bettoschi ha promosso un ricorso al Tar, chiedendo l’annullamento parziale dell’ordinanza e la sospensione urgente della sua efficacia. L’associazione, assistita dall’avvocato Massimo Rizzato, non mette in discussione la necessità di mantenere puliti gli spazi pubblici né gli obblighi già previsti per la raccolta delle deiezioni solide. La contestazione riguarda, in particolare, l’obbligo di intervenire con l’acqua dopo ogni singola minzione. Secondo Bettoschi, imporre ai proprietari di portare con sé una quantità sufficiente di acqua per tutta la durata della passeggiata rappresenterebbe un onere difficilmente sostenibile nella quotidianità. Nel ricorso vengono evidenziate soprattutto le difficoltà per le persone anziane, per chi conduce cani di grossa taglia e per quanti si occupano contemporaneamente di più animali. A rendere ancora più problematica l’applicazione della disposizione, secondo i ricorrenti, sarebbe anche la carenza di fontanelle pubbliche sul territorio comunale, che renderebbe complicato rifornirsi d’acqua durante le uscite. Tra le obiezioni sollevate figura inoltre il rischio che un obbligo considerato troppo gravoso possa scoraggiare i proprietari dal portare regolarmente fuori i propri animali, con possibili conseguenze sul loro benessere. L’associazione contesta anche la proporzionalità e la ragionevolezza della misura, mettendone in discussione l’effettiva utilità sotto il profilo igienico. Nel ricorso viene richiamato anche il parere dell’infettivologo Matteo Bassetti, secondo cui il semplice utilizzo dell’acqua non sarebbe sufficiente a eliminare batteri e odori dalle superfici interessate. Una questione che, dunque, non riguarda soltanto il decoro e la pulizia degli spazi urbani, ma anche l’efficacia concreta dello strumento scelto dall’amministrazione comunale. Dall’altra parte resta la finalità del provvedimento, orientato a contrastare il degrado e a garantire una maggiore attenzione nella gestione degli animali negli spazi pubblici. Il confronto si sposta ora nelle aule della giustizia amministrativa. Il 18 novembre i giudici saranno chiamati a esaminare le ragioni del ricorso e le contestazioni relative all’obbligo di dilavare con acqua le superfici interessate dalle urine dei cani.

Doràn

Doràn

Doràn il quinto moschettiere misterioso della saga di Dumas.